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Idee, sinergia, contaminazione: il 2019 sarà l'anno dell'Open Innovation

È ormai chiaro che l’innovazione è la chiave per il successo di ogni azienda che può (e deve) perseguirla e rafforzarla almeno su due fronti: uno interno e uno aperto verso l’esterno.

Il percorso imprenditoriale interno, fatto di ideazione, ricerca, progettazione e attuazione, ha infatti bisogno di essere accompagnato da azioni di Open Innovation, ovvero di cooperazione e confronto con chi realmente fa innovazione per stimolare e concorrere alla trasformazione digitale della propria azienda e di quella con cui collabora.

UN PO' DI NUMERI

Durante la Survey Innovation 2018, sono stati resi noti i dati più recenti riguardo la situazione italiana sul fronte Open Innovation. La ricerca è stata condotta da due degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano: la Digital Transformation Academy e il progetto di ricerca Startup Intelligence.

I due Osservatori hanno reso noto che, su 250 imprese italiane:
• Il 33% dichiara di aver adottato un approccio di Open Innovation
• Il 24% ha in programma di farlo in futuro
• Il 18% afferma di non saperlo
• Il 24% non è interessato
• L’1% ha adottato azioni di Open Innovation per poi abbandonare tale approccio.

L’Open Innovation non promette di rivelarsi rimedio per tutti i mali né può considerarsi un percorso semplice da scegliere e perseguire. In effetti, per creare il contesto organizzativo giusto e dare alle azioni di Open Innovation terreno fertile, si dovrebbe intervenire sull’organizzazione, sulle competenze e sull’intero ecosistema aziendale.
In altre parole, è prima di tutto necessario sradicare metodi e approcci tradizionali e insegnare alle aziende a fare sistema con tutti gli attori in gioco, senza limitare il processo ai confini della propria impresa, incrementando non solo l’occupazione, ma lo scambio di saperi, di abilità, di esperienze, con un approccio più fiducioso, incline al rischio e aperto al cambiamento.

INNOVAZIONE AUTENTICA O INNOVATION THEATER? 

 Dalla stessa ricerca è emerso anche che, più delle aziende che affermano espressamente di aver praticato Open Innovation, un’alta percentuale dichiara di aver adottato soluzioni riconducibili a un approccio di Open Innovation, senza aver seguito una precisa e opportuna strategia. Per esempio, tra queste, molte hanno preso parte a hackathon o a concorsi dedicati alle idee innovative, come Call4ideas, o dichiarano collaborazioni frequenti con start-up innovative, innovation manager, Centri di Ricerca e Università

Questo è un buon segnale, perché mette in luce una realtà fatta di piccole e medie imprese che hanno compreso quanto, per restare competitivi e perseguire l’innovazione digitale, sia necessario coinvolgere tutte le risorse interne disponibili e incoraggiare la cooperazione con risorse esterne, sperimentando nuovi metodi, accelerando e perfezionando processi e strategie.

Tra le aziende che hanno dichiaratamente seguito un programma mirato alla realizzazione di interventi di Open Innovation, molte hanno aderito a veri e propri progetti nati all’interno di una rete fatta di incubatori, acceleratori e integratori d’impresa al servizio dell’innovazione. Per esempio il programma “Innovare in Rete”, scaduto lo scorso ottobre e promosso da Banca Popolare Etica e dal Sistema Consulenziale Esperto, è nato con l’intento di promuovere la contaminazione e la collaborazione tra reti sociali, finanza, etica, consulenza strategica e imprenditorialità, a supporto di processi di innovazione tecnologica e sociale.

In molti casi però le stesse aziende finiscono nella trappola dell’innovation theater, ovvero l’attuazione di azioni di Open Innovation di facciata, senza una reale definizione degli obiettivi, dei ruoli e delle strategie d’azione, ma solo per moda o per pura emulazione, non generando alcun cambiamento o beneficio ma solo perdita di fiducia e frustrazione in tutti i soggetti coinvolti.

COSA ASPETTARSI PER IL 2019

Nonostante qualche dato apparentemente scoraggiante, l’Open Innovation avrà un ruolo da protagonista durante il 2019 e lo testimoniano le 2.329 startup innovative nel portafoglio di 7.653 imprese (+48% di investitori corporate in 2 anni) rilevate dal terzo Osservatorio sull’Open Innovation promosso da Assolombarda, Italia Startup e Smau, in partnership con Cerved e in collaborazione con Confindustria e Piccola Industria Confindustria.
Un processo che non coinvolge più solamente le grandi imprese (408), ma anche e soprattutto le piccole (4.363) e medie (588) con tassi di crescita importanti. Per di più, il 62% dei soci corporate investe in startup nate in regioni diverse dalla propria, mentre il 90% dei soci corporate investe in startup extrasettoriali, a dimostrazione di come la partnership con le startup e con risorse esterne sia fondamentale per diversificare il proprio business e completare l’offerta di soluzioni e servizi con prodotti altamente innovativi e pronti per il mercato.

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